Vi presento il mio paese: San Sosti

Ho creato questo blog per permettere ai naviganti di conoscere e ammirare il mio piccolo paese ed a me di rimanere idealmente in contatto con la mia terra.
San Sosti si trova ai piedi del monte Mula, ultimo baluardo della catena del Pollino, in provincia di Cosenza. Collocato in una posizione un tempo strategica, all'imbocco della gola del fiume Rosa e quindi dell'antichissima via istmica che collegava Ionio e Tirreno, il paese di San Sosti si presenta molto ricco di bellezze naturali, di testimonianze storiche e di suggestive tradizioni.
Molto famoso e importante è il Santuario della Madonna del Pettoruto, meta di un secolare pellegrinaggio.
Nei vari post potrete conoscere la storia, le tradizioni, la natura, il Santuario della Madonna del Pettoruto insieme ad altri aspetti e momenti della vita sansostese.
Seguitemi e utilizzate l'archivio per trovare nei post precedenti foto e video.
Un saluto a tutti i sansostesi nel mondo.
Mario Sirimarco.


lunedì 8 agosto 2011

San Sosti agosto 2011



Segavano i rami sui quali erano seduti.
E si scambiavano a gran voce le loro esperienze,
di come segare più in fretta. E precipitarono
con uno schianto.
E quelli che li videro scossero la testa
e continuarono a segare
(Bertolt Brecht)

mercoledì 20 aprile 2011

L'ascia di Kyniskos

Posto due bellissime foto dell'ascia di San Sosti conservata al British Museum di Londra tratte dal sito http://www.atlantid.info/?page_id=442.
Si tratta, come ben sanno gli storici, di un reperto di straordinaria importanza soprattutto per la sua iscrizione che contribuisce a creare un intricato mistero dell'antichità: il mistero del suo dedicante, della divinità, della località.




giovedì 13 gennaio 2011

Contributo al dibattito sul “dissociatore molecolare”

In merito alla importante discussione che si è aperta sul tema “dissociatore molecolare” voglio solo offrire al lettore qualche rapidissima considerazione molto generale (quasi propedeutica) che spero possa contribuire al dibattito e all’assemblea di sabato prossimo che mi auguro coinvolga un grandissimo numero di cittadini sansostesi.
Dai contributi apparsi sulla rete (veramente la nuova agorà) emerge chiaramente la complessità della questione che legittima opinioni dicotomiche come quelle che abbiamo letto in questi giorni. Niente di sorprendente perché uno dei tratti caratterizzanti del nostro tempo (c’è chi parla, non a caso, di “società del rischio”) è che il sapere scientifico si presenta, paradossalmente, con il carattere dell’incertezza. Su tutta una serie di questioni, in particolare in materia ambientale, la scienza spesso è “incerta” perché non riesce a dare una risposta univoca, incontrovertibile, certa, che possa aiutare il legislatore (o l’amministratore) nella decisione giuridico-politica. Il legislatore (o l’amministratore) deve, nel momento in cui si prepara a decidere, farsi carico di questa incertezza e assumersi la responsabilità della scelta muovendosi tra giudizi scientifici divergenti, spesso contrastanti.
Le nuove coniugazioni del rapporto politica e scienza incidono soprattutto sul momento essenziale della vita delle odierne democrazie: il momento della partecipazione alle decisioni. Il divenire incerto del futuro e della sopravvivenza umana e la valutazione del diritto delle generazioni future impongono che le decisioni più complesse di una comunità, come quelle che comportano di valutare la incidenza o meno di un rischio, siano prese coinvolgendo nel modo più largo possibile l’opinione pubblica. Non si tratta di decisioni che possono essere preso nel chiuso dei palazzi o da maggioranze risicate e molto provvisorie.
Si pone un problema che attiene alla partecipazione democratica e che presuppone il riconoscimento di un vero e proprio diritto di sapere in capo ai cittadini. Come ha scritto Hans Jonas (bisognerebbe rileggere in questi momenti i suoi libri …), il sapere, non il sapere di pochi maîtres à penser, ma un sapere accessibile a tutti, è necessario per garantire la moralità dell’azione, oltre al volere morale, e senza il quale la governance della scienza resta appannaggio dei tecnici (interessati) e dei poteri forti (interessati).
Di fronte alla incertezza scientifica il diritto interviene con criteri prudenziali con i quali si dà vita a procedure di rappresentazione e valutazione preventiva delle azioni: la valutazione di impatto ambientale e il principio di precauzione. In presenza di un rischio e di un danno in qualche modo quantificabili opera la valutazione di impatto e di rischio ambientale.
Nel momento in cui, invece, il rischio non è noto (nei casi di incertezza e ignoranza) interviene il (controverso, molto controverso) principio di precauzione.
Il passaggio dalla logica della prevenzione a quella della precauzione avviene nel momento in cui si va al di là della mera valutazione del danno e si integra il giudizio scientifico con quello giuridico e politico per la tutela dei cittadini che, a loro volta, devono essere coinvolti nelle decisioni. Detto in altri termini, il passaggio dal principio di prevenzione a quello di precauzione comporta che nei casi di incertezza scientifica la valutazione sia affidata a criteri non solo scientifici, ma morali, sociali, economici, politici (il nostro Comitato Nazionale di Bioetica ha scritto giustamente: “il principio di precauzione ha una duplice consistenza, epistemologica ed etica. Separare le due dimensioni non è possibile, anche se molti lo riterrebbero auspicabile. Un’elaborazione puramente tecnica del principio di precauzione sarebbe infatti del tutto cieca, cioè incapace di individuare quali dimensioni del bene umano meritano di essere protette contro rischi futuri, con quali tipi di impegno, con quali costi (economici e non economici)”.
Il caso in esame si inquadra, chiaramente, in questa prospettiva e richiede una riflessione approfondita, seria, libera da qualsiasi condizionamento … soprattutto da quello dei venditori di illusioni.

Mario Sirimarco

mercoledì 27 ottobre 2010

Qualcosa si muove ...

Riprendo dal sito Gola del Rosa, curate dall'ottimo Pieruccio Balestra, le immagini dell'inaugurazione dell'azienda casearia di Salvatore di Loria "La Fornace". Solo con iniziative del genere la Calabria può uscire dal tunnel ... naturalmente con il lungimirante supporto del potere politico con adeguati investimenti infrastrutturali e promozionali.
In bocca al lupo e complimenti per quanto realizzato.
M.S.


mercoledì 21 luglio 2010

mercoledì 19 maggio 2010

domenica 18 aprile 2010

Il monastero di San Nicola in località Fravitta e la presenza albanese

In diverse fonti del 1600 viene menzionato il monastero di San Nicola (dipendente dal monastero di Lungro) nel nostro territorio.
Si tratta di un dato molto importante perchè, insieme ad altri indizi e prove, dimostra la presenza albanese nella storia della nostra comunità.
I ruderi (come documentato la prima volta nel libro La misteriosa città di Kyniskos di M. Sirimarco e P. Calonico) sono ancora oggi ben visibili in località Fravitta.
Eccoli in queste due foto.









Pubblico il testo di un mio commento ad un articolo di Francesco Marchianò sul sito www.goladelrosa.eu:

Caro Raffaele, permettimi di esprimere i miei complimenti all’autore per questo articolo molto interessante e per il suo documentato lavoro di ricerca.
La presenza albanese nella storia sansostese è riscontrabile in numerose fonti documentali e letterarie che l’autore puntualmente cita, in alcuni dati toponomastici (piazza degli Albanesi, per esempio). Una traccia molto significativa mi sembra anche la presenza in località Fravitta di un luogo di culto dedicato a San Nicola …
Quello che occorre precisare (anche se Marchianò non cade nell’errore) è che, al contrario di quanto sostenuto da storici locali (come don Domenico Cerbelli nella sua, comunque, fondamentale Monografia), San Sosti non è di origine albanese in quanto le famiglie che vi si insediarono trovarono già una comunità organizzata con le sue istituzioni e la sua religiosità. Le più recenti investigazioni archeologiche lo dimostrano chiaramente in quanto attestano una presenza umana di un certo rilievo dalla protostoria all’età moderna (una prima densa relazione sulle ultime campagne di scavo può essere letta alla pagina web http://www.fastionline.org/docs/FOLDER-it-2008-130.pdf).
La storia di San Sosti, dei Casalini, del Pettoruto, nonostante diversi importanti contributi (tra i quali mi permetto di ricordare un libretto del 1995 dal titolo “La misteriosa città di Kyniskos” soprattutto per il rinnovato impulso che ha dato agli studi storici e archeologici), resta in gran parte da scrivere.

mercoledì 7 aprile 2010

Venerdì Santo 2010






Come da tradizione si è svolta la processione del Venerdì Santo ... ecco alcune foto.

giovedì 11 marzo 2010

San Sosti all’avanguardia della musica popolare

San Sosti vanta una tradizione musicale popolare di notevole rilevanza culturale e di straordinaria ricchezza di percorsi tematici (dal filone religioso legato alla devozione alla Madonna del Pettoruto e ai riti della Settimana Santa, a quello dei canti di amore e di nostalgia per la propria terra, a quello ludico-carnevalesco, a quello più d’autore, sintetizzato dalla istrionica figura di Francesco Marasco ... manca solo il filone più politico e di protesta sociale che pure è molto presente nella canzone popolare in genere).
Questa tradizione "sansostese" si inserisce a pieno titolo nel più generale contesto della musica popolare calabrese che, anche se meno conosciuta rispetto a quella napoletana o salentina, rappresenta un terreno molto fertile come dimostra, per esempio, l'interesse di Eugenio Bennato, la cui poetica è alla base dell'attività di un gruppo interessante come i "Zona Briganti" (al quale partecipa Francesco Martucci, figlio di Claudia Ferrari, una delle voci più belle di San Sosti).
Per rendersi conto della portata della musica popolare calabrese basta ricordare, negli anni passati, la straordinaria esperienza del Collettivo Dedalus con un disco capolavoro (certamente il lavoro più importante di ricerca musicale regionale) dal titolo "La terra delle ginestre" e, in anni più recenti, Peppino Voltarelli e il “Parto delle nuvole pesanti” che hanno avuto (ed hanno anche se le loro strade si sono separate) il merito di riprendere la nostra tradizione musicale, di presentarla in chiave moderna e di farla conoscere fuori dalla nostra regione. Ma anche altri gruppi hanno dato e danno un contributo di originalità e vivacità (Mattanza, QuartAumentata, Re Niliu, Ciroma).
Mi piace ricordare che San Sosti è ancora proficuamente impegnata in questo percorso musicale, che non è meramente nostalgico o archeologico, ma rappresenta, nel mondo globale e culturalmente uniformato, una proiezione verso il futuro, la musica popolare è la musica del futuro. C’è certamente la meritoria attività di ricerca musicale che ha portato all’esperienza dei gruppi folkloristici; c’è, su un piano diverso, il suggestivo esperimento del gruppo “Balanòo” che si propone una rielaborazione “creativa” dei temi musicali popolari del Sud (ma forse di tutti i Sud del mondo), una contaminazione/ibridazione di suoni, di strumenti e di atmosfere.
Il gruppo (composto da numerosi sansostesi, dai “veterani” Luigi Calonico, Pasquale Ranuio, Dino Gallo che hanno mangiato tutta la vita pane e musica, al giovane e promettente Stefano Saetta, da Luigi Sirimarco, Francesca Ranuio e Angela Reale oltre a Luigi Stabile e a Carlo Pellicano) dovrebbe, a breve, pubblicare un primo Cd che siamo ansiosi di ascoltare.


giovedì 3 settembre 2009

La Madonna del Pettoruto a Cetraro.

Lungo la suggestiva e antica via del Mare, che collegava prima dell'avvento dell'asfalto il bellissimo centro storico di Cetraro con la marina, si può ancora vedere (vandali e ladri permettendo) un' edicola contenente l'immagine della Madonna del Pettoruto (opera del geom. Picarelli, datata 1957).
Il sito, con altri interessanti ruderi e reperti, è completamente abbandonato. Ogni anno ritorno a visitarlo e constato, ormai con rassegnazione, la insensibilità verso la memoria e la cultura (intesa anche come patrimonio).
Naturalmente ho scritto al nuovo sindaco di Cetraro. Spero di avere buone notizie.

Un saluto ai sansostesi vicini e ... virtuali.
Mario Sirimarco

domenica 7 giugno 2009

martedì 5 maggio 2009

La Tragedia (1985)

Nel 1985 un gruppo di giovani sansostesi, capitanati da don Carmelo Perrone, recuperò, adattandola ai nuovi tempi, un'antica tradizione, “la tragedia”, la sacra rappresentazione della passione di Gesù.Del risultato straordinario di quell'esperienza mi resta, oltre alle poche foto di questo video-clip, il ricordo di un gruppo meraviglioso.Voglio ricordare tutti e salutare affettuosamente uno per uno (spero di non dimenticarne nessuno, come feci puntualmente la sera della prima durante la presentazione ...): Paolo e Mariella Aragona, Vincenzo Gallo, Claudia e Patrizia Ferrari, Biase Contarino, Piero D'Elia, Giuseppe Ritondale, Antonio e Sergio Castellucci, Chiara e Francesco Coscarelli, Giovanni Vitale, Francesco Alì, Pietro Caruso, Pietro Aragona, Francesco Diodato, Ciro Gallo, Camillo Aragona, Nunzia e Riziero Tresso, Maria Francesca Bosco, Michelina e Antonio Ferraro, Vincenzo La Cava, Arcangelo Perri, Gianni Nervino, Luca Novello, Antonio Leporace, Amedeo Calonico.

Attorno al suo enorme patrimonio culturale la comunità sansostese è stata sempre unita e, in questa unità, ha espresso il meglio di sé ponendosi spesso come punto di riferimento di tutto il circondario.Mi auguro che coloro che sono impegnati nella vita politica locale, passata velocemente questa concitata fase (pre)elettorale, in cui quasi sempre emerge una pessima immagine del nostro paese (come altri blog si preoccupano di documentare), abbiano soprattutto il coraggio di volare alto e di puntare decisamente sulla cultura e sulle straordinarie capacità del popolo sansostese.

Un saluto a tutti e … viva San Sosti.

lunedì 27 aprile 2009

Nuovi siti su San Sosti

Dopo la prima isolata pubblicazione di questo blog, aumentano le risorse in rete che si occupano, con impostazioni e punti di vista diversi, di San Sosti.

Vi segnalo il blog dell'amico Francesco Capalbo (http://www.francescocapalbo.blogspot.com) che, pur muovendosi mirabilmente tra storia e letteratura ("Mille storie, mille memorie"), fornisce interessanti spunti di riflessione anche per il presente.

Il blog dell'amico Vincenzo Oliva (http://www.vincenzoliva.it) offre un resoconto completo dell'intensa attività politica svolta nel ruolo di capo dell'opposizione negli ultimi cinque anni: emerge uno spaccato davvero desolante della politica locale tra improvvisazioni ed incapacità.

lunedì 13 aprile 2009

Venerdì Santo 2009

Alcuni momenti della tradizionale processione.

venerdì 3 aprile 2009

giovedì 19 marzo 2009

sabato 24 gennaio 2009

Attacco alla cultura ... fermiamoli!!!!

Procede l'operazione di distruzione della memoria collettiva del nostro paese portata avanti da questa amministrazione comunale.
Eccovi l'ultima (?) tappa dello scempio ... con i complimenti agli amministratori e ai tecnici!!!!



Noi continueremo a vederla così ...

giovedì 6 novembre 2008

Fiera del Pettoruto del 1975

Ho trovato su Internet alcune foto della Fiera del Pettoruto del 1975. Le posto per tutti i nostalgici di una tradizione che l'ultima amministrazione comunale ha avuto il coraggio di cancellare.